Era ancora in corso una disputa piuttosto importante sull’eredità del compianto Pino Daniele. I dettagli emersi sul caso.
Il mondo della musica non ha certo dimenticato il grande Pino Daniele, deceduto nel gennaio del 2015 a seguito di una crisi cardiaca. Secondo quanto si apprende dal Corriere della Sera, fino a poco tempo fa era ancora in corso un contenzioso in merito alla sua eredità. In particolare, era in atto una disputa tra il figlio primogenito e la seconda moglie dell’artista. Una situazione che, adesso, sembra poter essere stata finalmente chiarita in Corte d’Appello.

Pino Daniele e la disputa sull’eredità
Il grande Pino Daniele è morto nel gennaio 2015 ma il suo nome resterà sempre indelebile nella memoria di chi ha apprezzato la sua musica e, ovviamente, anche dei suoi cari. Proprio gli affetti, stando a quanto si apprende dal Corriere della Sera, sono stati protagonisti fino ad oggi di una disputa sulla sua eredità. Una situazione arrivata fino alla Corte d’Appello. Da una parte il primogenito dell’artista, dall’altra la seconda moglie del compianto Pino.
Come spiegato dal Corriere nel procedimento tra le due parti in causa “il figlio primogenito, in pratica, chiedeva alla seconda moglie del padre, Fabiola Sciabbarrasi, la restituzione di 61 mila euro, più 100 mila euro per inadempimento dell’accordo, mentre la donna a sua volta voleva la comproprietà, pro quota, di tutti i diritti di Pino Daniele, d’autore e connessi”.
I dettagli delle richieste e la decisione dei giudici
Da quanto si apprende, il figlio primogenito aveva espresso e avanzato delle richieste in denaro in base ad un presunto “accordo verbale”. Stando a quanto si evincerebbe dal testamento di Pino Daniele, di cui sono stati ripresi alcuni punti anche sul Corriere, l’artista aveva deciso di lasciare ad Alessandro e Cristina, nati dalla prima moglie Dorina Giangrande, i diritti d’autore e i diritti connessi, mentre a Sara, Sofia e Francesco, nati dalla seconda moglie Fabiola Sciabbarrasi, e a Sciabbarrasi stessa, i diritti d’autore (ma non i diritti connessi) e tutti gli altri beni mobili.
Da qui la contesa del figlio primogenito che aveva avanzato delle richieste sulla base di un accordo verbale di cui, però, i giudici non hanno avuto riscontri certi. Alla fine, quindi, in Corte d’Appello, ecco la decisione di non dare seguito né alla richiesta dell’uno, né a quella della seconda moglie di Daniele che aveva effettuato una sorta di contro richiesta relativa sempre allo stesso argomento dei diritti d’autore e dei diritti connessi. Stando al Corriere la questione sarebbe chiusa anche se “restano solo eventuali possibilità di ricorsi in Cassazione per questioni di legittimità”.